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	<title>agecontra</title>
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		Esistono più cose in cielo e in terra di quante ne sognino le nostre filosofie
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        <title type="html"><![CDATA[Cronaca dei nostri tempi]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3><BR></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify">Rischiando di essere ripetitivo, affermo un’ovvietà che fotografa il Bel Paese all’indomani delle elezioni politiche del 9 e 10 aprile scorsi: l’Italia è spaccata a metà. Questo non perché vittima di una legge elettorale voluta e votata dal centrodestra, ma perché alla Camera dei deputati la coalizione facente capo a Romano Prodi ha ottenuto <SPAN style="mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-weight: bold">19.002.598 voti </SPAN><SPAN style="COLOR: black">(pari al <SPAN style="mso-bidi-font-weight: bold">49,805%</SPAN> e a 340 seggi)</SPAN><SPAN style="mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-weight: bold">, quella facente capo a Silvio Berlusconi 18.977.843 </SPAN><SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">(49,739%</SPAN><SPAN style="COLOR: black"> e 277 seggi)</SPAN><SPAN style="mso-bidi-font-style: italic; mso-bidi-font-weight: bold">. Al Senato della Repubblica invece quella facente capo a Berlusconi </SPAN><SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">17.153.256 e quella facente capo a Prodi 16.725.077. Il centrosinistra a Montecitorio, nonostante goda solamente di 24.755 voti di vantaggio, conta un premio di maggioranza pari ad una sessantina di parlamentari garantito dalla legge elettorale criticata anche all’indomani delle elezioni. A Palazzo Madama però il centrodestra (50,212 %) è in vantaggio di 428.179 voti, ma il centrosinistra (48,958 %) ha due senatori in più. Ciò rende la situazione davvero critica per il futuro governo perché la seconda camera rallenterà, e di non poco, i lavori parlamentari. In numerosissime commissioni infatti il numero di senatori di maggioranza ed opposizione si equivale. Del resto la sofferta elezione di Marini a Presidente del Senato ha già dato un assaggio di quel che potrà essere la legislatura. Non solo. Silvio Berlusconi riesce a confermare Forza Italia come primo partito con il 24%, seguita dai Democratici di Sinistra fermi al 17,4%. Ha votato il 2,2% in più delle elezioni del 2001 (l’83,6% contro l’81,4) ed ancora: le regioni più economicamente sviluppate del Paese (Puglia e Sicilia al sud, Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli al nord) si sono schierate con la Casa delle Libertà di Silvio Berlusconi. Di fronte a questa realtà che vede il nostro Paese, come lo ha definito Ferrara, “come una mela spaccata” Silvio Berlusconi ha scritto al <I style="mso-bidi-font-style: normal">Corriere</I> del 15 aprile: </SPAN>«<SPAN style="COLOR: black">si è di fronte a uno stallo, a una situazione nella quale, almeno sulla base del voto popolare, non ci sono né vincitori né vinti</SPAN>»<SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">, perciò è necessario </SPAN>«<SPAN style="COLOR: black">ragionare insieme intorno a soluzioni nuove, dettate dalle nuove circostanze, per il governo delle istituzioni e del Paese. Un'intesa parziale, limitata nel tempo, per affrontare le immediate scadenze istituzionali, economiche e internazionali del Paese, non dovrebbe essere esclusa per principio</SPAN>»<SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">. Nel solco tracciato da questa lettera il centrodestra ha proposto per la presidenza del Senato (dove la situazione è più critica) la candidatura di una figura istituzionale e terza rispetto ai due poli: Giulio Andreotti. Il centrosinistra ha risposto con un “niet”. L’Unione di Prodi si è presa Camera, Senato e lancia D’Alema alla corsa per il Quirinale. Con il risultato che il 50% degli italiani ed il nord industrializzato, che costituisce con il suo sistema di piccole e medie imprese l’ossatura della nostra economia, si trovano privi di qualunque tipo di rappresentanza istituzionale. Questa metà del Paese non trova rappresentanza nemmeno sugli organi di informazione, in particolare in quel circuito editoriale che fa capo ad alcuni grandi industriali e banchieri (De Benedetti, Della Valle, Montezemolo, Bazoli) che, appoggiando apertamente Prodi e la sua compagine, hanno descritto negli ultimi anni un declino economico che, evidentemente, non trovava e non trova riscontro nella realtà. Proprio Mario Draghi, neogovernatore della Banca d’Italia, ha recentemente dichiarato: </SPAN>«<SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">la ripresa c’è, è senza dubbio in corso. Ci sono segnali che dicono che l’economia va meglio</SPAN>»<SPAN style="COLOR: black; mso-bidi-font-weight: bold">. Il centro studi della Confindustria ha stimato nell’aprile 2006 un aumento del 4,32% della produzione manifatturiera. Gli ultimi dati Istat mostrano un tasso di occupazione stabile negli ultimi due anni al 57,5%, ed una diminuzione della disoccupazione rispetto al 2004 dello 0,3%, per un tasso del 7,7%. Risultati raggiunti grazie anche al contenimento dei conti pubblici: nel primo quadrimestre del 2006 contiamo un disavanzo di 34 miliardi (pari al 3,4% del Pil) a fronte dei 40 del primo quadrimestre del 2005.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><BR>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Il centrosinistra che fa? Fino ad ora la voce grossa. Fausto Bertinotti, colui che ha portato centri sociali, autonomi e no global in Parlamento, ha affermato lo scorso 28 aprile nel suo discorso di insediamento come Presidente della Camera: «Il 25 aprile è la radice della nostra Repubblica. Vorrei che questa Assemblea potesse idealmente svolgersi a Marzabotto, in quel cimitero sopra una collina annegata nel verde, in un silenzio che esalta il ricordo del genocidio, degli orrori della guerra. Anche lì, signore deputate, signori deputati, è nata la nostra Costituzione, la sua irriducibile scelta di pace, riassunta nell'articolo 11 della Costituzione. (…). Perciò, vorrei che facessimo insieme, nell'avvio di questi nostri lavori, un pellegrinaggio, il pellegrinaggio che Piero Calamandrei indicava ai giovani. Ha scritto Piero Calamandrei: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità... andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”». Da chi vorrebbe rifondare il comunismo, nel momento in cui assume un ruolo istituzionale, per ciò garante dell’interesse di tutti, ci aspetteremmo un atto di onestà intellettuale e storica come quello dell’ex segretario di Palmiro Togliatti, Massimo Caprara: «Uscii dal Pci perché aveva una forma conflittuale con l’essenza ultima dell’uomo; il Comunismo non è dalla parte dell’uomo, è dalla parte di una figurazione dell’uomo, non dalla parte di quello che è vero dell’uomo, ossia la sua libertà, … nel Pci c’era tutta la vita, e la vita totalizzante significava l’oppressione, non la libertà». Per questa ragione tanti partigiani sono caduti vittime di altri partigiani, perché combattevano per la libertà e non per quella figurazione dell’uomo propria del comunismo. Ma su questo argomento non si può ancora fare della serena storiografia, pena l’accusa di “apologia di fascismo”. Tale è il motivo per cui non esiste una memoria condivisa ed il 25 aprile rimane la clava della sinistra radicale contro gli avversari politici. Tale è il motivo per cui Letizia Moratti e suo padre, ex deportato a Dachau, non sono reputati degni di partecipare al corteo di Milano e vengono cacciati perché non autorizzati a celebrare la festa della liberazione dal nazifascismo. Ma, come ha scritto Galli della Loggia sul <I style="mso-bidi-font-style: normal">Corriere</I> del 26 aprile, «la democrazia italiana non sa che farsene dell’antifascismo dei faziosi e dei violenti», ovvero dei Caruso e dei Farina deputati del partito della terza carica dello Stato. <SPAN style="COLOR: black"><o:p></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp;</SPAN><SPAN style="COLOR: black"><o:p></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>E proprio questi “faziosi e violenti” sembrano dettare la linea a Prodi, come ha ben mostrato con grande preoccupazione <I style="mso-bidi-font-style: normal">il Riformista</I>, quotidiano fondato del neosenatore per la Margherita Antonio Polito. Scriveva il 27 aprile: «Nonostante le rassicurazioni dell’ala riformista e moderata della maggioranza, l’agenda di governo prevede un road map disseminata di mine esplosive». L’articolista del quotidiano di sinistra le riassumeva in quattro punti: «la ripresa della protesta no-Tav in Val di Susa dopo il sì convinto dell’Unione europea alla Torino-Lione»; la legge Biaggi «da buttare come vorrebbe la gamba massimalista dell’Unione, o da correggere, come suggeriscono realisticamente i moderati?»; la giustizia, contrassegnata da «un’ambiguità schizofrenica perché tra i radical di sinistra albergano sia i girotondini giustizialisti sia i garantisti no limits come i no global di Bologna che hanno contestato il magistrato che indaga su di loro». «Per non parlare, infine, del tema della vendetta dopo il quinquennio berlusconiano. A Milano non è stata insultata solo la Moratti. Nel corteo sono stati fischiati e quasi cacciati anche altri esponenti di Forza Italia». Quello che ha posto <I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Riformista </I>dunque, in un’Italia già spaccata in due, è un problema politico tutto interno al centrosinistra che rischia però di dividere ulteriormente il Paese: «Certo non è piazzale Loreto, ma qualche inquietante similitudine c’è. E allora come finirà, per esempio, con quei tanti colletti bianchi di sinistra che hanno lavorato con il governo di centrodestra? L’agenda dettata dalla furia vendicativa di no global e autonomi prevede anche la caccia al collaborazionista?». Ai posteri l’ardua sentenza. Intanto stiamo a vedere come si giocherà la partita per il Colle.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Matteo Forte<SPAN style="COLOR: black"><o:p></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
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        <published>2006-05-04T22:35:25Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>La seriosità al governo<BR><BR><STRONG>Una cosa manca al centrosinistra: l’immaginazione. Ora è un vanto</STRONG><BR><BR>Gli analisti della Bbc parlano di un Prodi scialbo, grigio, che non può competere con un Berlusconi vitale, carismatico. Per rassicurarli, l’Unione ha tirato fuori un manifesto sulla “serietà al governo”. Un difetto di immaginazione viene ora riconosciuto e trattato come un vanto. Funzionerà? E’ possibile. E’ però anche dubbio. Le polemiche sulla noia prossima ventura erano già cominciate da tempo, e un altro supergrigio campione della democristianità, il Marco Follini, ci aveva impartito qualche giorno fa una gentile e succosa lezioncina sulle virtù della politica noiosa e sempre molto responsabile. Bisogna ammettere, per serietà e in tutta allegria, che la stagione d’oro dell’antipolitica volge al termine o ha comunque consumato parte della sua energia vitale. Siamo nei grigiori del proporzionale, ci sarà un ritorno di parlamentarismo chiunque vinca, e il mondo gira in modo così vorticoso e turbolento da rendere meno facile allo spirito, alla finezza, alla fantasia, al senso delle sfumature, e anche all’umorismo crasso delle barzellette, di occupare il loro giusto posto nei cuori. Ma il confine tra serietà e seriosità andrebbe difeso con le unghie e con i denti, accada quel che accada. <BR>E’ infatti serio attendere che altri ti definisca serio per la serietà delle tue scelte, meno seria, diremmo seriosa, la vanteria di dirsi serio. Abbiamo avuto ragione nelle settimane scorse di un’altra caccola estetica sbucata dalla seriosa mancanza d’immaginazione, il “siamo tutti perbene” pronunciato come un giuramento dai Ds, l’ostentazione di perbenismo che il quotidiano Liberazione ha censurato con la sua solita forza ideologica (un po’ seriosa). Serio sarebbe stato mettere la Tav nel programma, rimpinzarlo di numeri e scadenze, serioso scrivere duecentottanta pagine di expertise cespugliosa su tutto lo scibile umano. Serio sarebbe stato leggere il libro di analisi dei dati di Luca Ricolfi, dedicato al Contratto con gli italiani lanciato cinque anni fa da Berlusconi, per concludere magari che il Cav. deve andare a casa, ma per ragioni serie diverse da quelle finora addotte. E’ serioso e grigio dipingere il paese come un ospizio dei poveri e il primo governo della nostra storia durato cinque anni come un’accolita di gangster fannulloni. La serietà, come la semplicità, è difficile a farsi, e non te la puoi attribuire seriosamente e grigiamente esibirla come una bandiera che promette tedio. Tutto questo non è serio. <BR></FONT><BR>da <EM>Il Foglio</EM> del 23/02/06</P>
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        <published>2006-02-23T11:46:16Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Più che un’Unione, è un’Evasione]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>Reticenza. Su questo aspetto, tipico di chi detiene il potere, Manzoni, uno dei padri linguistici del Bel Paese, costruì intere narrazioni all’interno dei suoi “Promessi Sposi”. Dalle bambole vestite da monaca, regalate alla piccola Gertrude per abituarla all’idea della clausura, al vicegovernatore di Milano, Ferrer, che cambia il linguaggio (italiano o spagnolo) per confondere la folla e non far ricadere le responsabilità della carestia direttamente sul governo. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Ora, leggendo il programma dell’Unione di centrosinistra e assistendo alla sua campagna elettorale, è proprio alla “reticenza” che dobbiamo ricorrere per leggere la natura di questa coalizione che si candida a guidare l’Italia. <o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Guardiamo ai cosiddetti Patti Civili di Solidarietà (Pacs). Essi sono, diciamolo, il cavallo di Troia dei matrimoni gay. Poiché la Chiesa italiana, per il motivo suddetto, li ha definiti “piccolo matrimonio” che mina la famiglia naturale e la Margherita non vuole perdere il voto dei cattolici, il centrosinistra ha preferito eliminare il termine “Pacs” dal proprio programma, preferendogli quello di “Unioni civili”. Si legge a pagina 72 del programma: “L'Unione proporrà il riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà.” Come può la pubblica autorità qualificare “il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà)”? Con un questionario? Nelle “unioni di fatto” vengono incluse solo le coppie? Discriminiamo i menàge a troi? I tifosi di una squadra di calcio verrebbero riconosciuti come “sistemi di relazioni sentimentali”? E i tifosi dell’Inter come “sistema di relazioni di solidarietà”? La forzata schematizzazione dei rapporti interpersonali non è forse questa un’ingerenza dello Stato nella vita privata dei cittadini? Che il “criterio qualificante” sia ridicolo ne sono consci gli stessi esponenti dell’Unione. Si tratta di un’idiozia necessaria per far leva sui cuori ingenui. Si tratta di un escamotage che evita il riferimento ai “Pacs”, preludio al matrimonio gay e, probabilmente, all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali. Ciò è ben illustrato dallo stesso movimento gay: “Le unioni civili sono un obiettivo simbolico formidabile. Rappresentano infatti la legittimazione dell’identità gay e lesbica attraverso una battaglia di libertà come quella sul divorzio o sull’aborto, che dispone di argomenti semplici e convincenti: primo fra tutti la proclamazione di un modello normativo di omosessualità risolto e rassicurante. Con la torta nel forno e le tendine alle finestre, come l’ha definito una voce maligna. Il messaggio è più o meno il seguente: i gay non sono individui soli, meschini e nevrotici, ma persone splendide, affidabili ed equilibrate, tanto desiderabili da mettere su famiglia. Con questo look affettivo non esente da rischi di perbenismo si fa appello ai sentimenti più profondi della nazione e si vede a portata di mano il traguardo della normalità” (cfr. Rossi Barilli, <I style="mso-bidi-font-style: normal">Il movimento gay in Italia</I>, p. 212). Chi può garantire il contrario? Vladimir Luxuria, proprietario del romano e gayo locale “La mucca assassina”, che si è proposto come futuro ministro delle pari opportunità? I Pacs sono dunque un pretesto, non una necessità. Le cosiddette coppie di fatto eterosessuali fungono solo da paravento. In Italia infatti è possibile farsi riconoscere taluni diritti (successione, comunione dei beni, eredità, ecc.) mediante le norme di diritto privato. Per quanto riguarda la possibilità di assistere il proprio partner in ospedale, la legge 6/2004 dà all’autorità giudiziaria la responsabilità di tale decisione.<o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-layout-grid-align: none"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="BACKGROUND: white; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><FONT face="Times New Roman" size=3>Un’altra reticenza la troviamo a pagina 102: “Se vinceremo le elezioni, immediatamente proporremo al Parlamento italiano il conseguente rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari, definendone, anche in consultazione con le autorità irachene, al governo dopo le elezioni legislative del dicembre 2005, le modalità affinché le condizioni di sicurezza siano garantite”. Fin qui nulla di diverso dalla maggioranza di centrodestra. Ovviamente questo viene taciuto. “Il rientro andrà accompagnato da una forte iniziativa politica in modo da sostenere nel migliore dei modi la transizione democratica dell’Iraq, per contribuire ad indicare una via d’uscita che consenta all’Iraq di approdare ad una piena stabilità democratica, e a consegnare agli iracheni la piena sovranità sul loro Paese. In questo quadro, l’impegno italiano in Iraq deve prendere forme radicalmente diverse, prevedendo azioni concrete per sostenere la transizione democratica e la ricostruzione economica”. Come questo nobile intento si traduca concretamente non è dato di sapere. Per ora in giro si vedono solo cartelloni pubblicitari dell’orgoglioso comunista Diliberto recanti la scritta “Via dalla sporca guerra”. Essi non lasciano immaginare proprio “un rientro dei nostri soldati nei tempi tecnicamente necessari”, bensì una fuga alla Zapatero, arrendevole verso il terrorismo. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="BACKGROUND: white; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Tutto ciò ovviamente nasconde quanto la presenza civile e militare italiana (CIMIC), definita dal programma dell’Unione “occupazione”, ha effettivamente ad oggi svolto. L’Italia, stando ai dati della Stato Maggiore della Difesa, ha realizzato 420 progetti tra “<SPAN style="COLOR: black">ristrutturazione di asili, scuole ed edifici, il ripristino di manti stradali, la costruzione di piazze nel centro di Nasiriyah, l'ampliamento di reti idriche e fognarie in taluni villaggi”; i nostri soldati hanno addestrato 1.059 unità dell'Iraqi National Guard (ING) e 4.579 unità dell'Iraqi Police Service (IPS); il restauro e la conservazione dei beni archeologici e culturali irakeni e l’assistenza sanitaria della Croce Rossa Italiana che, a differenza di quella Internazionale, non ha mai abbandonato la popolazione locale. Questa la testimonianza del </SPAN>Capitano riservista dell'Esercito Andrea Manni: <SPAN style="mso-bidi-font-style: italic">''Durante i miei cinque mesi di permanenza in Iraq le task-forces del Contingente italiano hanno ripristinato la produttività della centrale termoelettrica di Nassiriya, che è stata portata al 70 % delle sue capacità, consentendo di illuminare la quasi totalità della città. Un'altra attività Cimic, di cui ero il responsabile di progetto, è stata la totale ricostruzione di due scuole ridotte in uno stato di abbandono quasi completo, anche se affollate di bambini, e che sono state intitolate alla memoria di due dei nostri militari uccisi nell'attentato. (…). Occupandomi di forniture e del coordinamento dei lavori, ho avuto l'occasione di incontrare tante persone e di offrire occupazione, e da questi rapporti sono nate amicizie con la gente del posto in cui la fede cristiana era chiamata a misurarsi con quella realtà densa di provocazioni e di possibilità di testimonianza. Ho incontrato uomini e donne che vivono l'appartenenza alla tradizione musulmana in maniera semplice e pacifica, lontana dalle strumentalizzazioni ideologiche dei miliziani e dal nichilismo dei terroristi, che usano l'Islam come giustificazione religiosa alle loro macabre imprese. Ricordo con affetto Fallah, un frigorista nostro collaboratore, che, salutandoci commosso al momento della nostra partenza, mi ha regalato una copia del Corano dicendomi che Dio avrebbe vigilato su di me e su tutti i ragazzi italiani''. Sorge allora una domanda: perché “</SPAN>l’impegno italiano in Iraq deve prendere forme radicalmente diverse<SPAN style="mso-bidi-font-style: italic">”? Cos’ha che non va la forma d’impegno attuale?<o:p></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="BACKGROUND: white; MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-margin-top-alt: auto; mso-margin-bottom-alt: auto"><SPAN style="mso-bidi-font-style: italic"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><BR>Il programma dell’Unione, evasivo nei termini e nei confronti della realtà, trova ragione solo ed esclusivamente nell’antiberlusconismo, capace di tenere insieme tutto e il contrario di tutto. E’ adatta questa coalizione a governare il Paese? La sentenza agli elettori.<o:p></o:p></FONT></FONT></SPAN></P>
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        <published>2006-02-20T00:41:14Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Ratzinger, il maestro che tutti vorremmo]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>Se è vero che l’uomo è un fascio di desideri, ognuno dei quali sottende, porta con sé un grido infinito, come direbbe Pasolini, un anelito di felicità, la nostalgia per una bellezza e un bene perduti, allora anche il sesso deve misurarsi con questo spessore proprio dell’umano. Se, seguendo il suggerimento dell’Ulisse dantesco ai suoi marinai, non siamo fatti “a viver come bruti”, cioè come gli animali, ma siamo fatti “per seguir virtute e canoscenza”, allora anche l’affettività e la sessualità sostengono questo grido, questo anelito, questa nostalgia.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>In barba a certi rigurgiti, quelli sì oscurantisti, di pensiero illuminista ancora imperanti, per cui la Chiesa sarebbe sessofobica, Benedetto XVI ha voluto affrontare nei termini sopraesposti il tema dell’amore nella Sua prima enciclica: <I style="mso-bidi-font-style: normal">Deus caritas est</I>. Ovviamente il Papa osserva l’amore in tutte le sue manifestazioni, fino a ricordare gli “insigni modelli di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà”, ovvero Santi come Camillo de Lellis, il Cottolengo, Giovanni Bosco, don Orione e Madre Teresa. Nei primi otto paragrafi però si sofferma su “l'amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente e all'essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile”, “al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono”. Papa Ratzinger mostra come oggi, nella post-modernità caratterizzata dalla rivoluzione dei costumi e della liberazione sessuale, “ci troviamo di fronte ad una degradazione del corpo umano, che non è più integrato nel tutto della libertà della nostra esistenza, non è più espressione viva della totalità del nostro essere, ma viene come respinto nel campo puramente biologico”. La ricerca continua e incondizionata di soddisfare ogni istinto scinde <I style="mso-bidi-font-style: normal">eros</I> (“ebbrezza della felicità”) da <I style="mso-bidi-font-style: normal">agape</I> (“dono di sé”), riducendo il primo a feticcio, idolo. Si è finito così, sotto la spinta di uno gnosticismo di ribalta, per contrapporre <I style="mso-bidi-font-style: normal">eros</I> ad <I style="mso-bidi-font-style: normal">agape</I>. Ma “<I>eros</I> e<I> agape</I> — amore ascendente e amore discendente — non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro. Quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell'unica realtà dell'amore, tanto più si realizza la vera natura dell'amore in genere. Anche se l'<I>eros</I> inizialmente è soprattutto bramoso, ascendente — fascinazione per la grande promessa di felicità — nell'avvicinarsi poi all'altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell'altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà «esserci per» l'altro. Così il momento dell'<I>agape</I> si inserisce in esso; altrimenti<I> l'eros</I> decade e perde anche la sua stessa natura. D'altra parte, l'uomo non può neanche vivere esclusivamente nell'amore oblativo, discendente. Non può sempre soltanto donare, deve anche ricevere. Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono”. Per questo “l'«amore» è un'unica realtà, seppur con diverse dimensioni; di volta in volta, l'una o l'altra dimensione può emergere maggiormente. Dove però le due dimensioni si distaccano completamente l'una dall'altra, si profila una caricatura o in ogni caso una forma riduttiva dell'amore”.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>Guardare a questa unitarietà dell’esperienza umana è sostenere quel grido infinito che è il cuore dell’uomo (non è vivere come bruti, bensì “seguir virtute e canoscenza”), perché si scopre che “tra l'amore e il Divino esiste una qualche relazione: l'amore promette infinità, eternità — una realtà più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere”. Quella di Benedetto XVI è una strenua difesa dell’affettività e del sesso. Difesa dall’assalto di certe ideologie che vedono l’educazione sessuale come mero libretto d’istruzioni per non fallire e che erigono il piacere a criterio di ogni rapporto. Difesa dell’uomo, della “persona, che ama come creatura unitaria, di cui fanno parte corpo e anima”. Difesa da quei vecchi slogan tornati di moda (“Per una sessualità libera e consapevole”) che contengono alla radice una menzogna: la pretesa autonomia dell’uomo. </FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: 'Times New Roman'; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA">Benedetto XVI è davvero un’autorità, perché risveglia, ridesta l’umanità perduta. E’, rispetto a tanti pubblici moralizzatori che ci dicono sempre ciò che bisogna fare e cosa no, un vero educatore, perché ci sfida a fare i conti con ciò che ci costituisce, con l’<I style="mso-bidi-font-style: normal">io</I>, il cuore e le sue istanze più profonde. Ci invita insomma a non sostare alla periferia della vita, ma a vivere alla grande.</SPAN></P>
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        <published>2006-01-27T12:10:36Z</published>
        <updated>2006-01-27T12:10:36Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[I Grandi Burattinai]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P style="TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>Ecco perché la vicenda del linciaggio mediateco operato da quest'estate ad oggi sui principali quotidiani (Repubblica di De Benedetti, Corriere di Montezemolo-Della Valle, Il Sole e La Stampa di Montezemolo) a proposito dei "furbetti del quartierino" prima e&nbsp;del sistema cooperativo e dei Ds poi, ricorda il ciclone giudiziario che eliminò tranchant la Prima Repubblica. Qui gatta ci cova:<BR><BR>“La tradizione socialista era tutta incardinata nel patto tra produttori mentre il referente del Partito democratico deve essere il consumatore. Non sono mai stato socialista, non ho mai condiviso la cultura egualitaria e gli strumenti che si assegnava per gestire l’economia. (…). Rutelli e Veltroni sono dei cinquantenni e alla loro generazione tocca il compito di ridare al Paese il senso di una missione.” (<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Carlo De Benedetti</B>, <I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Corriere della Sera</I> del 2/02/05)</FONT></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>“In generale sentiamo un forte bisogno di persone per bene… Purtroppo mancano etica e senso dello Stato. (…). Purtroppo non vediamo ancora emergere questa capacità di governo e temiamo che chiunque vincerà le elezioni avrà enormi difficoltà a governare davvero. (…). Quello che ci serve è un pit stop eccezionale con cui rettificare la macchina del Paese Italia perché possa competere nel circuito mondiale. Una sorta di nuova Costituente che guardi ai meccanismi istituzionali ma anche all’economia e alla società.” (<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Luca Corsero di Montezemolo</B>, <I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Sole24Ore</I> del 27/12/05)</FONT></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">"Non ho niente di personale con Berlusconi, ma non vedo l'ora che vada a casa… Casini, Fini e Tremonti prendano in mano la situazione: qui si parla di uno che si sveglia tutte le mattine pensando di essere il padrone del Paese".<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>(<B style="mso-bidi-font-weight: normal">Diego Della Valle</B>, <I style="mso-bidi-font-style: normal">Ansa</I> del 14/01/06)<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></FONT></P>
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        <published>2006-01-18T21:17:33Z</published>
        <updated>2006-01-18T21:17:33Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[Svegliati, uomo moderno!]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3><IMG style="WIDTH: 406px; HEIGHT: 290px" height=358 alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/agecontra/BenedettoXVI%20saluta.jpg" width=480 border=0><BR><BR>“<I>Vi annunzio una grande gioia… oggi vi è nato nella città di Davide un Salvatore: Cristo Signore</I>” (<I>Lc</I> 2,10-11). Questa notte abbiamo riascoltato le parole dell’Angelo ai pastori, ed abbiamo rivissuto il clima di quella Notte santa, la Notte di Betlemme, quando il Figlio di Dio si è fatto uomo e, nascendo in una povera grotta, ha posto la sua dimora fra noi. In questo giorno solenne risuona l’annuncio dell’Angelo ed è invito anche per noi, uomini e donne del terzo millennio, ad accogliere il Salvatore. Non esiti l’odierna umanità a farlo entrare nelle proprie case, nelle città, nelle nazioni e in ogni angolo della terra! E’ vero, nel corso del millennio da poco concluso e specialmente negli ultimi secoli, tanti sono stati i progressi compiuti in campo tecnico e scientifico; vaste sono le risorse materiali di cui oggi possiamo disporre. L’uomo dell’era tecnologica rischia però di essere vittima degli stessi successi della sua intelligenza e dei risultati delle sue capacità operative, se va incontro ad un’atrofia spirituale, ad un vuoto del cuore. Per questo è importante che apra la propria mente e il proprio cuore al Natale di Cristo, evento di salvezza capace di imprimere rinnovata speranza all’esistenza di ogni essere umano.&nbsp;&nbsp;</FONT></P>
<P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>“<I>Svegliati, uomo: poiché per te Dio si è fatto uomo</I>” (Sant’Agostino, <I>Discorsi</I>, 185). Svegliati, uomo del terzo millennio! A Natale l’Onnipotente si fa bambino e chiede aiuto e protezione. Il suo modo di essere Dio mette in crisi il nostro modo di essere uomini; il suo bussare alle nostre porte ci interpella, interpella la nostra libertà e ci chiede di rivedere il nostro rapporto con la vita e il nostro modo di concepirla. L’età moderna è spesso presentata come risveglio dal sonno della ragione, come il venire alla luce dell’umanità che emergerebbe da un periodo buio. Senza Cristo, però, la luce della ragione non basta a illuminare l’uomo e il mondo. Per questo la parola evangelica del giorno di Natale - “Veniva nel mondo / la luce vera, / quella che illumina ogni uomo” (<I>Gv</I> 1,9) – echeggia più che mai come annuncio di salvezza per tutti. “Nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo” (Cost.<I>Gaudium et spes</I>, 22).La Chiesa ripete senza stancarsi questo messaggio di speranza, ribadito dal Concilio Vaticano II che si è concluso proprio quarant’anni or sono.&nbsp;</FONT></P>
<P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>Uomo moderno, adulto eppure talora debole nel pensiero e nella volontà, lasciati prender per mano dal Bambino di Betlemme; non temere,&nbsp;fidati di Lui! La forza vivificante della sua luce ti incoraggia ad impegnarti nell’edificazione di un nuovo ordine mondiale, fondato su giusti rapporti etici ed economici. Il suo amore guidi i popoli e ne rischiari la comune coscienza di essere “famiglia” chiamata a costruire rapporti di fiducia e di vicendevole sostegno. L’umanità unita potrà affrontare i tanti e preoccupanti problemi del momento presente: dalla minaccia terroristica alle condizioni di umiliante povertà in cui vivono milioni di esseri umani, dalla proliferazione delle armi alle pandemie e al degrado ambientale che pone a rischio il futuro del pianeta.&nbsp;</FONT></P>
<P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>Il Dio che si è fatto uomo per amore dell’uomo sostenga quanti operano in <U>Africa</U> a favore della pace e dello sviluppo integrale, opponendosi alle lotte fratricide, perché si consolidino le attuali transizioni politiche ancora fragili, e siano salvaguardati i più elementari diritti di quanti versano in tragiche situazioni umanitarie, come nel <U>Darfur</U> ed in altre regioni dell’Africa centrale. Induca i popoli latino-americani a vivere in pace e concordia. Infonda coraggio agli uomini di buona volontà, che operano in <U>Terra Santa</U>, in <U>Iraq</U>, in <U>Libano</U>, dove i segni di speranza, che pure non mancano, attendono di essere confermati da comportamenti ispirati a lealtà e saggezza; favorisca i processi di dialogo nella <U>Penisola coreana</U> e altrove nei <U>Paesi asiatici</U>, perché, superate pericolose divergenze, si giunga, in spirito amichevole, a coerenti conclusioni di pace, tanto attese da quelle popolazioni.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</FONT></P>
<P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>Nel Natale il nostro animo si apre alla speranza contemplando la gloria divina nascosta nella povertà di un Bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia: è il Creatore dell’universo, ridotto all’impotenza di un neonato! Accettare questo paradosso, il paradosso del Natale, è scoprire la Verità che rende liberi, l’Amore che trasforma l’esistenza. Nella Notte di Betlemme, il Redentore si fa uno di noi, per esserci compagno sulle strade insidiose della storia. Accogliamo la mano che Egli ci tende: è una mano che nulla vuole toglierci, ma solo donare.&nbsp;</FONT></P>
<P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3>Con i pastori entriamo nella capanna di Betlemme sotto lo sguardo amorevole di Maria, silenziosa testimone della nascita prodigiosa. Ci aiuti Lei a vivere un buon Natale; ci insegni a custodire nel cuore il mistero di Dio, che per noi si è fatto uomo; ci guidi a testimoniare nel mondo la sua verità, il suo amore, la sua pace.<BR><BR>Messaggio <EM>Urbi et Orbi</EM> del 25 dicembre 2005</FONT></P>
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        <published>2006-01-01T14:56:12Z</published>
        <updated>2006-01-01T14:56:12Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[C’è ancora una ragione per gridare “No-Tav”?]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal"><IMG style="WIDTH: 442px; HEIGHT: 253px" height=266 alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/agecontra/notav.jpg" width=400 border=0><BR><BR>Reinhold Messner (alpinista di fama mondiale)</B>: “Capisco quelli che si mobilitano per difendere la loro casa e la qualità della loro vita. Ma non sono d’accordo con i Verdi che cavalcano la protesta per avere tre voti in più. Se l’Europa vuole contrastare la concorrenza della Cina e dell’India deve, fra le altre cose, dotarsi di una rete ferroviaria moderna. E se l’Italia vuole recuperare posizioni perdute in Europa e nel mondo non può rinunciare al collegamento… Se l’Italia dorme altri vent’anni perderemo anche i punti di forza che ci restano, come le produzioni alimentari di qualità e il turismo. (La protesta anti-Tav) La capisco ma non è intelligente. E’ una mobilitazione contro il treno, uno dei mezzi di trasporto ecologicamente più corretti”. (<I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Giornale</I>, 2/12/05)<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=center><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Gérard Leras (presidente Verdi della Rohn-Alpes)</B>: “Un conto è essere ecologisti, un conto localisti. Non si può sempre dire di no. Siamo convinti che la protesta italiana sia sbagliata. Se si vogliono davvero cambiare le cose bisogna fare un balzo a due piedi in avanti senza paura. (…) la Maurienne non può più sopportare un traffico di cinque-sei mila camion al giorno: gli stessi che attraversano e inquinano la Val di Susa. Dunque serve subito per l’ambiente e la salute dei cittadini un’infrastruttura concorrenziale, efficace e moderna a livello europeo, che tolga i camion dalle strade”. (<I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Correre della Sera</I>, 6/12/05)</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Ermete Realacci (Legambiente, deputato Margherita-DL)</B>: “Dobbiamo dare voce agli abitanti della Val di Susa, come si è fatto per l’alta velocità a Firenze e Bologna. Bisogna darsi il tempo di convincerli, e intanto potenziare le indagini sanitarie e ambientali. (…). Ma non per rinviare le scelte, e non perché i cittadini debbano sempre dire di no. Anzi. Ci sono scelte di interesse nazionale in cui devono valere altre considerazioni”. (<I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Foglio</I>, 7/12/05)</FONT></FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman"><B style="mso-bidi-font-weight: normal">Chicco Testa (ambientalista)</B>: “Forse non è stato allora abbastanza sottolineato che i lavori a cui si vuole e si deve dare il via sono proprio indagini preliminari alla redazione prima del progetto definitivo e poi di quello esecutivo. Proprio queste due fasi progettuali consentiranno di affrontare tutti i problemi ambientali e di sicurezza che potranno emergere. Il percorso ferroviario per circa il 90% corre già in galleria; (…). Gli altri problemi, compresi la presenza possibile di amianto, possono essere risolti da soluzioni tecniche appropriate”. (<I style="mso-bidi-font-style: normal">Il Messaggero</I>, 7/12/05)</FONT></FONT></P>
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        <published>2005-12-08T13:33:14Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[La mortalità per aborto con RU-486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica ]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P align=justify><FONT face="Times New Roman" size=3><STRONG>Nuovi studi mettono in guardia sull’uso della pillola abortiva RU-486</STRONG></FONT><FONT face="Times New Roman" size=3><BR><BR></FONT><FONT face="Times New Roman" size=3>PISA, domenica, 4 dicembre 2005 (</FONT><A href="http://www.zenit.org/"><FONT face="Times New Roman" size=3>ZENIT.org</FONT></A><FONT face="Times New Roman" size=3>).- Mentre in Italia si fa sempre più vivo il dibattito sulla sperimentazione e l’utilizzo della RU-486, il <I>New England Journal of Medicine</I> pubblica uno studio nel quale si constata che il rischio di mortalità legato a questa pillola abortiva è molto superiore rispetto a quello con tecnica chirurgica. <BR><BR>Nel corso di un intervista con ZENIT, il Dottor Renzo Puccetti Specialista in Medicina Interna e membro del Comitato “Scienza &amp; Vita” di Pisa, ha precisato che “un editoriale del professor M. Greene, direttore di ostetricia al Massachusetts General Hospital di Boston, pubblicato sull’ultimo numero del <I>New England Journal of Medicine</I>, una fra le più prestigiose riviste al mondo, indica che a parità di età gestazionale la mortalità per aborto con RU-486 è 10 volte maggiore rispetto a quella con tecnica chirurgica (Greene M. NEJM, 2005; 353: 2317-2318)”. <BR><BR>Per quanto riguarda la tollerabilità sotto il profilo fisico, il dottor Puccetti fa riferimento alla “revisione della letteratura realizzata dagli autori de ‘Centro Cochrane’ cinese che sulla base di 101 studi pubblicati hanno evidenziato con la RU-486 più emorragie, più dolore, più febbre e vertigini ed una durata delle perdite di sangue 6 volte e mezzo più prolungata (Zou Y et al. Chinese Cochrane Center. Zhonghua Fu Chan Ke Za Zhi 2004 Jan; 39(1): 39-42)”. <BR><BR>Una ricerca statunitense riporta che il sanguinamento legato all’utilizzo di questa pillola abortiva a a base di Mifepristone è risultato essere di 30 giorni ed oltre nel 9% delle donne (Irving M. Spitz, et al. <I>New Engaland Journal of Medicine</I>, Vol. 338, No. 18 (April 30, 1998), pp. 1241-1247). <BR><BR>Deve essere inoltre considerato il dato che emerge da una recentissima revisione della letteratura, in base alla quale l’aborto medico ha un tasso di insuccessi di 2,7 volte superiore rispetto all’aborto chirurgico (Say L et al. The Cochrane Database of Systematic Reviews 2005 Issue 3). <BR><BR>Secondo il medico del Comitato “Scienza &amp; Vita” di Pisa ad essere particolarmente minacciata è “l’integrità psichica della donna: uno studio specificamente disegnato per confrontare l’impatto psicologico dell’aborto ‘medico’ rispetto a quello chirurgico ha messo in evidenza che le donne riferiscono il primo come più stressante, soprattutto allorquando vedano il prodotto del concepimento fuoriuscito dal loro corpo e morto (Slade P et al. Br J Obstet Gynaecol. 1998 Dec;105(12):1288-95)”. <BR><BR>Peraltro, spiega poi, “l’aborto stesso non è stato maggiormente preferito dalle donne (Henshaw RC et al. BMJ. 1993 Sep 18;307(6906):714-7); (Crenin MD Contraception 2000 Sep; 62:117-124), segno questo che l’aborto chimico in sé non possiede quei caratteri di indubitabile maggiore tollerabilità psicologica”. <BR><BR>Minacce all’integrità psicologica sono state rilevate anche dal professor Piergiorgio Crosignani, uno dei primi a sperimentare la pillola RU-486 oltre venti anni fa, il quale ha dichiarato che “con la pillola la donna abortisce in tre giorni e questo è penosissimo, tanto che io dico che con la pillola c’è invasività psicologica” (cfr. </FONT><A href="http://www.quaderniradicali.it/agenzia/index.php?op=read&amp;nid=5635"><I><FONT face="Times New Roman" size=3>“Pillola abortiva RU-486. 20 anni fa prima sperimentazione in Italia”</FONT></I></A><FONT face="Times New Roman" size=3>, ANSA, 28 novembre 2005). <BR><BR>Un altro elemento che lascia molto perplesso il componente del Comitato “Scienza &amp; Vita” è la compatibilità della procedura adottata dalla Regione Toscana col decreto che consente l’importazione di farmaci non registrati in Italia (cfr. </FONT><A href="http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=5984"><I><FONT face="Times New Roman" size=3>Arcivescovo di Pisa e Comitati di “Scienza e Vita” contro l’importazione della RU-486</FONT></I></A><FONT face="Times New Roman" size=3>, ZENIT, 25 ottobre 2005). <BR><BR>Il decreto prevede all’art. 2 comma (g) che al Ministero della Sanità sia inviata la documentazione attestante, tra l’altro, “le esigenze particolari che giustificano il ricorso al medicinale non autorizzato, in mancanza di valida alternativa terapeutica”. <BR><BR>“Nel decreto si parla di alternativa terapeutica, non di alternativa farmacologia, come qualche fonte di stampa ha erroneamente riferito”, ha precisato Puccetti. <BR><BR>Il medico ha quindi concluso affermando: “Immagino che siano agli atti, per ogni singola donna, le certificazioni attestanti tale requisito. C’è da chiedersi allora come sia possibile aver dichiarato l’assenza di valide alternative terapeutiche, visto che alcune donne hanno poi abortito chirurgicamente a causa del ritardo del corriere che doveva trasportare le compresse”. <BR>(Codice: ZI05120407 - <FONT face="Times New Roman" size=3>Data pubblicazione: 2005-12-04) <BR></P></FONT></FONT>
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        <published>2005-12-07T21:11:03Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[La libertà religiosa e la dittatura del relativismo]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P style="TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-FAMILY: 'Times New Roman'"><FONT size=3>Come ormai quasi ogni settimana, hanno fatto scalpore le parole di Benedetto XVI all’angelus in Piazza San Pietro di domenica 4 dicembre. Ha detto il Papa: “Infatti la libertà religiosa è ben lontana dall’essere ovunque effettivamente assicurata: in alcuni casi essa è negata per motivi religiosi o ideologici; altre volte, pur riconosciuta sulla carta, viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo”. Probabilmente il Santo Padre aveva in mente la condanna a morte di tre contadini cristiani da parte di un tribunale indonesiano, sul cui giudizio hanno pesantemente influito le pretese di gruppi integralisti islamici. Il Papa ha però in mente anche i paesi democratici del sistema occidentale che “in maniera più subdola” ostacolano “nei fatti” la libertà religiosa per il “predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo”. Cosa significa questo? Che i cristiani vengono incarcerati, torturati e condannati a morte come nei regimi islamici o comunisti dell’Arabia e della Cina? Provo a spiegarlo con le politicamente scorrettissime parole del Presidente del Senato Marcello Pera, pronunciate a Rimini lo scorso 21 agosto: “L'Occidente è da tempo avvolto in un ciclo di crisi ricorrenti. (…). L'elenco degli allarmi è lungo. In Europa si evita di menzionare in un progetto, poi abortito, di Costituzione le nostre radici giudaico-cristiane, e solo dopo tanti sforzi ci si richiama genericamente e banalmente alle «eredità culturali, religiose e umanistiche». In Europa si condanna un politico - mi riferisco al caso Buttiglione - perché, in fatto di omosessualità, afferma i suoi convincimenti morali cristiani anche se si dichiara rispettoso della legge pubblica. In Europa si perde il senso religioso dei nostri costumi e della nostra tradizione e si impedisce o si rende precaria l'esibizione pubblica di simboli di identità religiosa, compreso la nostra - e qui mi riferisco alla legge francese sul velo e alla sentenza della nostra Corte costituzionale sul crocefisso. In Europa rinasce l'antisemitismo e sono più le critiche allo Stato di Israele - la cui esistenza continua ad essere negata da alcuni Stati islamici - che gli atteggiamenti di comprensione, salvo adesso qualche ripensamento tardivo e timido sulla politica del premier Sharon”. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-FAMILY: 'Times New Roman'"><FONT size=3>Qualche anno fa Vittorio Messori scriveva: “In effetti, si sono ridotte a poche le minoranze contro le quali la dittatura del politicamente corretto permette – anzi, incoraggia – il disprezzo: fumatori, obesi, pedofili, nazisti, cattolici.” (<I>Corriere della Sera</I>, 14 settembre 2002). Lo scrisse relativamente alla premiazione al lido di Venezia del film “Magdalene’s sister” dello scozzese Mullan. Il film denunciava la violenza delle suore irlandesi sulle giovani che avrebbero dovuto accudire. Nel frattempo ne è passata di acqua sotto il ponte di quello che l’americano Jenkins, chiama “l’ultimo accettabile pregiudizio”: l’anticattolicesimo. Dalle maglie della cinematografia sono usciti film quali “L’ora di religione” dell’italiano Bellocchio, sull’ipocrisia ed il mercato che starebbero dietro ad ogni beatificazione; “Amen” del greco Costa – Gavras (Orso d'oro a Berlino)&nbsp;sui presunti silenzi di Pio XII circa l’olocausto; poi è stata la volta de “La mala educacion” di Almodovar (Cannes 2004)&nbsp;sui preti pedofili. Nel 2004 si è registrato invece il record di vendite del decantato “Codice da Vinci”. Il libro è un almanacco di luoghi comuni storici che accusa l’Opus Dei di omicidi e la Chiesa di ingannare gli uomini da 2000 anni.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P style="TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-FAMILY: 'Times New Roman'"><FONT size=3>Si sono verificati anche casi in cui, nei nostri liberi e democratici Paesi europei, le dimostrazioni di intolleranza e violenza non sono state poi così tanto subdole. Nell’ottobre 2004 all'Università di Pisa è stato impedito di parlare al "sionista" Consigliere dell'ambasciata d'Israele, Shai Cohen. Il 22 febbraio 2005 la stessa sorte è toccata all’Ambasciatore d’Israele Ehud Gol all’Università di Firenze. Nell’ottobre 2005, all’Università di Siena, è stato impedito al Presidente Pera di presentare il libro di Papa Ratzinger. A pochi giorni di distanza, sempre a Siena, è stato impedito di parlare al Cardinal Ruini. A Torino una manifestazione di no-global e squatter è sfociata nella profanazione della Chiesa della Madonna del Carmine (scritte ingiuriose sono comparse sui muri, un petardo è stato fatto scoppiare durante una messa e qualcuno ha persino urinato sul sagrato). Anche a Milano, a cavallo tra lo scorso ottobre e lo scorso novembre si sono registrati episodi simili. Durante l’occupazione dell’Università degli Studi, oltre alle minacce alle centinaia di studenti che volantinavano per esprimere la propria contrarietà al gesto, i muri della libreria Cusl sono stati imbrattati con le scritte: “in culo a Papa Nazzingher - 10, 100, 1000 vescovi morti”, “una pallottola spuntata, CLino attento ai piedi (bucati)”, “Don Giussani non prega più! Morte ai preti”. <o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT face="Times New Roman" size=3>In un simile contesto è stata accolta con ilarità e sufficienza la posizione di Bush durante il suo ultimo viaggio in Cina. Lo scorso 20 novembre, prima dell’incontro con il presidente cinese Hu Jintao, i coniugi Bush hanno partecipato alle 7.30 al servizio liturgico presso la chiesa protestante di Gangwashi. “Entrando nell’edificio, tutta l’assemblea di circa 700 persone ha applaudito con forza. Alla fine della liturgia, sul libro degli ospiti il presidente Bush ha scritto<SPAN style="COLOR: black">: ‘Dio benedica i cristiani della Cina’. Sua moglie vi ha aggiunto: ‘Con amore e rispetto, Laura Bush’”</SPAN> (Asianews). “<SPAN style="COLOR: black">Nell’incon</SPAN>tro con il presidente Hu Jintao – prosegue la notizia d’agenzia -<SPAN style="COLOR: black"> Bush ha detto:</SPAN> <SPAN style="COLOR: black">‘È importante che in Cina crescano le libertà sociali, politiche e religiose. Noi incoraggiamo la Cina a continuare a compiere una storica transizione verso una più grande libertà’”</SPAN>. “Nel colloquio – ha reso noto <I style="mso-bidi-font-style: normal">il Corriere della Sera</I> del 21 novembre, citando le parole del Presidente americano – gli ho ricordato che abbiamo chiesto la scarcerazione di numerosi dissidenti; che dovrebbe aprire un dialogo con il Dalai Lama perché non chiede l’autonomia del Tibet; che dovrebbe invitare a Pechino esponenti del Vaticano a discutere della Chiesa cattolica cinese”. Non si è trattato di un esploit. Bush già il 21 febbraio 2001 davanti a 300 studenti dell’università Qinghua di Pechino, disse: “La libertà di religione non è qualcosa da temere, ma da augurarsi, perché la fede ci dà un nocciolo di moralità e ci insegna a tenere un livello alto, ad amare e a servire gli altri, a vivere in modo responsabile. Il cambiamento sta arrivando anche tra voi. Decine di milioni di cinesi oggi stanno reimparando il buddismo, il taoismo e le religioni locali, praticano il cristianesimo, l’islam e altre fedi. Non importa dove o come i credenti pregano: essi non sono una minaccia all'ordine pubblico; al contrario essi sono dei buoni cittadini. Per secoli questa nazione ha avuto una tradizione di tolleranza religiosa. La mia preghiera è che ogni persecuzioni finisca, così che tutti in Cina siano liberi di incontrarsi e pregare come loro desiderano. Tutti questi cambiamenti porteranno a una Cina più forte, più sicura, che stupirà e arricchirà il mondo, una Cina che la vostra generazione aiuterà a creare”. Questa è sicuramente un’alternativa alla “dottrina della guerra preventiva”. L’Europa, invece di ridacchiare di fronte a queste prese di posizione dell’alleato americano (come invece ha fatto il nostro <I style="mso-bidi-font-style: normal">Corriere</I>, definendo il discorso di risposta di Hu Jintao “secco ma abile”, poiché “ha ammonito Bush di non interferire negli affari della Cina ma ha anche comunicato al suo popolo di essere cosciente del problema dei diritti umani, un messaggio inatteso”), dovrebbe sostenerle ed incoraggiarle, forte di tante esperienze che essa potrebbe offrire. Basti pensare alla Polonia di Solidarnosc, di Walesa e Wojtyla e al colpo di grazia che essa inferse al regime sovietico, che crollò senza spargimento di sangue.</FONT></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><o:p><FONT face="Times New Roman" size=3>&nbsp;</FONT></o:p></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">Ma prima di pretendere una politica coraggiosa dalle nostre classi dirigenti europee, guardiamo ciò che accade e domandiamoci se veramente la fede “<SPAN style="COLOR: black">viene ostacolata nei fatti dal potere politico oppure, in maniera più subdola, dal predominio culturale dell’agnosticismo e del relativismo”. Solo in tal caso, e rimuovendo gli eventuali ostacoli, il vecchio continente assumerebbe un atteggiamento dignitoso e potrebbe essere considerato un alleato alla pari dagli Usa, un autorevole interlocutore da parte dei paesi arabi e della Cina. Non è quindi un problema di poco conto, o uno sfizio da togliere ai cattolici quello sollevato da Benedetto XVI. Lo disse chiaramente Giovanni Paolo II il 9 gennaio del 1989 al Corpo Diplomatico presente presso la Santa Sede: “Fra le libertà fondamentali che spetta alla Chiesa difendere, al primo posto si trova, in modo del tutto naturale, la libertà religiosa. Il diritto alla libertà di religione è così strettamente legato agli altri diritti fondamentali, che si può sostenere a giusto titolo che il rispetto della libertà religiosa sia come un test per l’osservanza degli altri diritti fondamentali”.<o:p></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
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        <published>2005-12-05T17:35:11Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[No global e squatter mettono a ferro e fuoco l'Italia]]></title>
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          <![CDATA[
		  <P align=justify><FONT face="Courier New"><FONT face="Times New Roman" size=3>"Non sottovalutate il caso Torino.Perché gli orrori di questi giorni sono il cancro stesso dell'Italia. Quelle scritte apparse sul muro della chiesa del Carmine, la profanazione avvenuta fra il terrore dei fedeli e con le forze dell'ordine che assistevano senza muovere un dito sono spia di una violenza grave e purtroppo incompresa.<BR>Nelle stesse ore di questo scempio nel capoluogo piemontese&nbsp;un centinaio di «squatter» occupavano l'Università ottenendo dal rettore le chiavi dei locali, imbrattando muri e dileggiando le bacheche di alcuni movimenti cattolici con scritte ancora più eloquenti. Fra le tante una che inneggiava alla pillola abortiva che proprio a Torino si sta sperimentando con atto di sfida, per invitare la Chiesa ad «abortire Ratzinger».<BR><BR>Di fronte a questo scempio e addirittura alla convivenza di irresponsabili istituzioni disposte a sfruttare «squatter» e «black blocks» per una personale battaglia contro il decreto di Letizia Moratti sulla formazione universitaria, c'è da restare allibiti per la reazione alla camomilla delle istituzioni.<BR>Su queste pagine oggi potete leggere un'intervista al sindaco di Torino, il diessino Sergio Chiamparino, che se la cava spiegando come la manifestazione dei centri sociali fosse stata «contro tutto e contro tutti, nessuno è stato risparmiato dagli insulti», come se questo dileggio in par condicio ne attenuasse la pericolosità sociale.<BR><BR>Mentre a Torino si piscia in libertà sui portoni delle chiese, si tirano petardi sui fedeli e si soffoca la libertà di espressione dei cattolici, a Bologna gli studenti assaltano il comune cercando lo scalpo di Sergio Cofferati, e oggi a Roma si preparano ad altri fuochi di artificio. Non possiamo nasconderci che questo fuoco ormai divampa e non lo fa per combustione spontanea. Troppi stanno versando irresponsabilmente benzina creando le condizioni per una nuova stagione del terrore, e non esageriamo definendola così.<BR><BR>Professori universitari e rettori per difendere piccoli privilegi di casta stanno favorendo questo incendio che rischia di bruciare ben oltre le intenzioni. Altri, e qui c'è la firma di buona parte della nostra classe politica, indirizzano da tempo le fiamme verso le gerarchie ecclesiastiche e tutti i cattolici impegnati. Rendetevene conto, e fermate con decisione quelle mani assassine.<BR><BR>Lo faccia uno su tutti, che questo dramma dovrebbe sentire per storia e vocazione personale: Romano Prodi. Non consenta a militanti del suo schieramento di alzare in questa direzione i toni di una pur legittima battaglia politica. Non si renda responsabile per assenza di coraggio di una nuova stagione di anni di piombo, o di fuoco."</FONT><BR><BR></FONT><FONT face="Times New Roman" size=3>da <EM>Il Tempo</EM>&nbsp;di martedì 25 ottobre 2005</FONT></P>
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        <published>2005-10-30T22:55:00Z</published>
        <updated>2005-10-30T22:55:00Z</updated>
        
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